Partiamo da un presupposto: rappresentare in modo quanto più oggettivo un fatto rimane un must che giornalismo e documentario condividono. Storicamente, il termine “documentario” è diversi secoli più giovane di quello di “giornale”.

Seppure a volte si accende il dibattito se i documentari siano o meno una forma di giornalismo, esistono tra i due una serie di evidenti somiglianze. Per certi versi, la forma documentaristica può offrire l’opportunità di dare maggiore spazio espositivo di supporto al giornalismo, per sua natura sintetica ed asciutta.

Rimane tuttavia il gap tra le due forme in quanto il giornalismo non dovrebbe spendersi per suscitare risposte emotive nelle persone. Questa distinzione tranchant peraltro non può non tener conto del contesto in cui opera il giornalista, la cui personale “rappresentazione” dei fatti “oggettivi” genera di per sé un condizionamento sulla percezione dei fatti da parte del pubblico e sulle sue reazioni. Questo è ancor più vero quando si consideri che nello spazio di pochi minuti di un video, il giornalista cerca di suscitare il maggior interesse e risposta da parte dell’ascoltatore o spettatore.

IL CINEMA DOCUMENTARIO È SULLA “FRONTIERA DELL’INFORMAZIONE” 

Secondo un’indagine tenuta da Nash Information Service nel 2021, il numero annuale di produzione di documentari si è più che triplicato negli ultimi 20 anni. Allo stesso tempo, gli autori del rapporto, rimarcano la vaghezza dei parametri che ben definiscano cosa debba essere un documentario così da essere identificato come tale.

Quando poi questo termine assume una rilevanza mediatica da mainstream, ancor più si amplifica il quesito sulla sua natura essenziale se permangono confini mal definiti.

Se quindi ad esempio gli americani si sentono più sicuri della veridicità delle informazioni quando vengono presentate in un film documentario rispetto a quando la fonte è un’agenzia di stampa, il CSMI avverte sul rischio di disinformazione è notevolmente più elevato nei documentari.

Mentre il giornalismo può essere portatore di buoni spunti per realizzare documentari, il cinema documentario è un campo completamente diverso. Nel cinema documentario, il regista indubitabilmente mira ad arrivare ad un vasto pubblico o, quanto meno, ad “un proprio” pubblico. Questo, al di là di sponsorizzazioni, possiamo chiederci se sia un “vendere” un prodotto o se questa “vendita” sia parte integrante e inscindibile della creazione di un’opera artistica. Il quesito non è sterile se consideriamo che per questa “vendita-presentazione”, il regista potrebbe cercare delle scorciatoie narrative per mettere in risalto una parte più sensazionale emotivamente parlando. Questo richiama la necessità di strumenti ameni ad una maggiore critica documentaria, come per esempio, fornendo allo spettatore saggi o articoli di supporto ad una maggiore comprensione e libera scelta di un documentario rispetto ad un altro.

IL PROBLEMA ETICO E LA SPONSORIZZAZIONE

Il campo del documentario non ha tutt’ora linee guida condivise di settore o codice etico. I documentari sono spesso finanziati da sponsor. I problemi potrebbero sorgere quando i finanziatori sono organizzazioni o società private in cui viene cercata, più o meno dichiaratamente, una finalità commerciale relativa o “a beneficio” del loro lavoro.

In questi casi ciò potrebbe porre un limite all’espressività creativa di chi li produce. Inoltre, questo tipo di produzione potrebbe diventare un “prodotto” che mira a determinare un’esperienza specifica del pubblico.

Ci si viene quindi a porre il quesito se esista un limite e quale sia per i documentari sponsorizzati e se, e come, debba essere dichiarata questa relazione tra sponsor e produzione del documentario. D’altro canto è pur vero che il documentario, a differenza del giornalismo, può recare aspettative artistiche che non dovrebbero avere un vincolo preconcettuale “realistico”.

IL “LIMITE” DEI DOCUMENTARI SPONSORIZZATI

Il grado di influenza dei finanziatori nella realizzazione di questi film è in genere sconosciuto, ponendo una domanda interessante:

“Qual è il limite della propaganda per i documentari sponsorizzati“?

Questa pratica quindi soffre spesso di poca trasparenza e soggetta a poco controllo.

Tuttavia, molti documentari si confrontano con un aspetto cruciale e molto complesso da dipanare, ossia la libertà creativa o dove l’atto stesso della riproduzione di una realtà espone una “interpretazione e rivisitazione” personale di un fatto reale. In un rapporto del Center for Media and Social Impact (CMSI) viene chiamata in causa come “realtà piegata” ma l’estensione dei suoi confini non è stata chiaramente definita. A tal proposito, se ti va di approfondire, puoi leggere il rapporto del 2021 del CMSI su “The State of Journalism on the Documentary Filmmaking Scene“.

DOCUMENTARI, GIORNALISMO E VIDEO GIORNALISMO

Un film documentario è essenzialmente un film che ha come obiettivo di rappresentare la realtà. Anche se le scene e le interviste sono scelte e montate con attenzione dopo le rprese, non si tratta di vere sceneggiatore. Inoltre, i personaggi coinvolti non sono attori, anche se a volte un attore può collaborare come voce fuori campo.

Mentre i documentari consentono al regista, e infine al pubblico, di immergersi negli eventi riportati, c’è chi afferma che un giornalista, indipendentemente dal sistema di consegna, quando ha qualcosa da dirw può diventare su nuove modalità espressive. Rispetto al recente passato infatti esistono molte più opzioni di accesso a notizie e informazioni che arrivano al grande pubblico all’infuori dai canonici canali televisivi mainstream. Ci si chiede quindi spesso in che tipo di narratori possono essere catalogati i video giornalisti e se abbia senso discutere di chi “meriti” il diritto dell’informazione che è stato finora concesso al giornalismo tradizionale.

Bisogna considerare un buon grado di crossover tra i due diversi media. Tuttavia, come produttore di una rete sei vincolato all’agenda. Ciò può portare a dei vincoli posti da un inserzionista, sia di tipo tematico o anche stilistico, sulla narrazione, l’aspetto ed il tipo di ripresa. Inoltre, non mancano valutazioni comparative verso un competitor su un altro canale.

Il giornalismo ha dalla sua invece una serie di regole e linee guida rigorose sulla segnalazione e sulla presentazione dei fatti, ma a volte anche il peso di una certa datata etica e strascichi pregiudiziali.

La notizia descrive il mondo nel presente o nell’immediato passato e che risponde alle cinque domande:

chi, cosa, quando, dove, perché e come.

La necessità di brevità a volte porta la notizia ad avere una struttura a piramide invertita, fornendo prima le informazioni più importanti.

Gli attuali nuovi programmi di giornalismo offerti dal cinema documentario questo mezzo si sta grandemente espandendo e cercando il suo “posto al sole” sotto la copertura delle notizie.

Bene, con questo articolo più informativo rispetto agli altri qui presenti sul blog speriamo di averti dato una panoramica generale di questo vasto mondo.

E tu? Cosa ne pensi del dibattito tra documentario e giornalismo?